allegroconbiro
don chisciotte

Ballata dei matti

E ci han preso per matti, visionari, sognatori

Hanno aperto le gabbie, le fogne, giudicato da fuori

Un cavaliere errante e la sua dama

Senza neanche Ronzinante, o uno straccio di lama

Una storia evanescente senza capo né coda

Un cammino senza sbocco e fuori moda

Strillavamo in un megafono, attirando gente a frotte

Bisbigliando attendevamo che terminasse la notte

Stringevi la mia mano, nei momenti di lotta

Come in preda alla febbre, la fronte che scotta

Ma non erano giorni in cui poter riposare

Con scarpe robuste, gambe in spalle, camminare

Fischia il vento sul monte, infuria la bufera

Si Resiste convinti, fino a Primavera

Eravamo un’ipotesi assurda, azzardata

Non ci avresti scommesso un soldo di cioccolata

Ci hanno detto che eravamo destinati a non durare

Che era roba scontata, già vista, banale

Non si vive di sola passione, o di amore

Serve molto cervello, passato il furore

Ma noi impavidi armati di belle intenzioni

Sapevamo che il giusto non rende più buoni

Ci saranno di nuovo montagne da scalare

Siamo ben attrezzati, a non farci spaventare

C’è chi passa la vita aspettando un ritorno

Chi ci vuole lontani, per anni od un giorno

Chi ci giudica folli, talvolta avventati

Chi vorrebbe vestire i nostri panni sudati

Chi è sicuro che siam destinati a finire

Che di guardare oltre non avremo l’ardire

Ma poi venne l’inverno, e il maggio fiorito,

A prender per mano uno cuore ferito

Che già con coraggio volgeva lo sguardo

A un altro orizzonte, a un nuovo traguardo

Non era un arrivo, piuttosto un inizio,

Per altri sembrava soltanto uno sfizio

Da togliersi in fretta, per poi ritornare

A batter le stesse strade, a manifestare

E invece con intenzione precisa e disarmante

Si chiuse qui il cerchio, come un anello di diamante.

Processo sommario, sentenza e condanna

E dire che bastavan due cuori e una capanna

Invece abbiam dovuto giocare in difesa

Alzare scudi e lance, fino alla prima resa

Per molto è andata avanti una battaglia insensata

Che abbiamo vinto senza sapere nemmeno di averla giocata

Son troppo sprovveduti, nemici e giocatori

Abili ad accusare con sguardi inquisitori

Ci han detto che eravamo crudeli e un po’ avventati

Che rubavamo i sogni di chi li aveva appena afferrati

Che esibivamo in piazza come fosse un trofeo

Quel po’ del nostro amore, in mezzo ad un corteo

Quella è stata solo la nostra Rivoluzione

Il popolo al potere, tu come re leone

Io stavo un passo indietro, guardandoti tornare

Nessuno ha mai creduto potesse funzionare

Dicevano che fosse ragione o convenienza

Timore di esser soli, fugace appartenenza

Eppure l’ambizione di un fulgido futuro

Li ha fatti alfin ricredere, sbattendo contro un muro

Un muro di certezze, marmoree e silenziose

Di temi già sentiti, affermazioni oziose

Diritti e poi lavoro, cultura, educazione

Un misto di politica, entusiasmi, passione

Chi crede che la storia si ripeta sempre uguale

Chi cerca nel passato un appiglio sodale

Chi resta ferma al palo, temendo le risposte

Chi pensa di sapere le verità nascoste

Chi tiene ai propri errori come un grande tesoro

E poi non si rassegna a chi è meglio di loro

Chi ancora si appassiona per l’altrui vissuto

Rimpiange ciò che ha dato e, peggio, ciò che ha avuto

E piange le sue notti in un letto vuoto e stanco

Rimpiange ciò che ha perso e mai più avrà al suo fianco

Eppure uno spiraglio per chi lotta resta ancora

Per chi ci mette il cuore aspettando l’aurora

Si emettono giudizi affrettati troppo spesso,

Senza indossare i panni o le scarpe, se ammesso

Si parla accomodati su quel senno di poi

Possiamo dirlo adesso: avevamo ragione noi

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